VIA DEGLI ABATI *

Con la nuova cartografia grande lancio della Via degli Abati

Con la pubblicazione della Cartoguida (2011) sono aumentati, sull’antico percorso, l’attenzione e l’interesse di pellegrini, escursionisti e sportivi che, in numero sempre maggiore, percorrono questo riscoperto itinerario medievale  che collega la Lombardia con la Toscana attraverso gli Appennini,  consentendo un percorso sicuro, lontano dal traffico e dall’asfalto.

La Cartoguida riporta l’intero percorso da Bobbio a Pontremoli, suddiviso su due fogli con quattro facciate a colori, in scala 1:25000, realizzata con la collaborazione di studenti ed insegnanti dell’Istituto per Geometri “Tramello” di Piacenza, delle sezioni CAI di Piacenza, Parma e Pontremoli e grazie all’intervento delle Amministrazioni locali (Comuni, Comunità montane, Province e Regione).

La stampa della Cartoguida sta facilitando la messa in opera di nuovi progetti.

Dopo il passaggio di Padre Roze, il domenicano francese (v.www.ilcamminodell’angelo.com) che a tappe, con un gruppo di pellegrini nel 2010 e 2011, è andato a piedi da Montesant’Angelo (sul Gargano) fino a Mont Saint Michel affermando e dimostrando, con piena soddisfazione sua e degli accompagnatori, che “gli Appennini si passano a Bobbio”, diversi altri gruppi  vi sono transitati  e altri stanno programmando di passarvi.

In particolare: dal 1 al 4 ottobre sette pellegrini, partiti  da San Colombano al Lambro, sono arrivati attraverso la val Tidone, fino a Bobbio, dove hanno assistito alla Messa delle 18 in Duomo ed hanno ricevuto dal celebrante, lo stesso parroco mons. Aldo Maggi, la” benedizione del pellegrino”, in una cerimonia  definita  “suggestiva” dai presenti, comprese parecchie parrocchiane bobbiesi.
Il pellegrinaggio è stato organizzato  dal “Biffulus”, Circolo Culturale  di Soprarivo e dall’associazione di pellegrini  “Homo Viator” di Calendasco, dagli “Amici della Pieve di Verdeto”, e dall’O.T.P G.E.A., associazione di escursionisti onlus di Piacenza. Quest’ultima ha già collaborato attivamente, in passato, con Giovanni Magistretti, studioso piacentino, promotore della Via degli Abati nella riscoperta del percorso.
Tra i partecipanti, su promozione dell'Assoczione IUBILANTES di Como e della RETE DEI CAMMINI, anche due pellegrini, uno di Como e uno di Bergamo, in ricognizione per un futuro pellegrinaggio, da Milano  a Bobbio (o viceversa),  via Pavia e via San Colombano al Lambro,  da organizzarsi nel mese di luglio del 2012,  in concomitanza con  il quadro di iniziative, previste dalla Curia di Piacenza-Bobbio, per il 1400 esimo anniversario dell’arrivo di San Colombano in Italia.
Grazie ad Associazioni come Iubilantes e Consociate della RETE DEI CAMMINI, Sono allo studio anche diversi altri percorsi da Como e da Lecco, da Bergamo e da  Brescia per  giungere, attraverso gli argini  dei fiumi e dei navigli della pianura,  a San Colombano al Lambro e da lì, transitato il Po al Guado di Sigerico,  raggiungere  Bobbio.
Da Bobbio risulterebbe poi facile immettersi nella via degli Abati, verso Pontremoli-Roma oppure verso nord, per la Sacra di San Michele (in val di Susa), e Mont Saint Michel oppure verso Santiago di Compostella.
Un secondo gruppo, più numeroso, di una ventina di persone,  appartenenti  al CAI di Parma,  sabato 8 e domenica 9 ottobre, ha percorso due tappe, da Groppallo a Mareto e da Mareto a Bobbio. E’ il quarto anno che il CAI di Parma organizza una escursione su un tratto della Via degli Abati e ogni volta i partecipanti manifestano la loro soddisfazione e meraviglia per l’ambiente naturale, le bellezze artistiche dei luoghi attraversati, la varietà del paesaggio, la cucina locale.Gli escursionisti del CAI  sono rimasti colpiti dal pressochè  sconosciuto minuscolo nucleo storico medievale di Groppazzolo, hanno voluto provare il gusto dell’avventura guadando a piedi il torrente Nure a  Crocelobbia, gradito l’ospitalità e la cucina di Groppallo e di Mareto, e l’accoglienza gentile e cortese della gente locale durante tutto il cammino. Apprezzato anche il saluto del Sindaco di Farini, che ha raggiunto gli escursionisti a Mareto.

Nella chiesa di Coli il parroco, don Matteo Valla, ha illustrato la Crux micaelica, riferibile al X secolo, mentre giunti a Bobbio mons. Coletto, segretario degli Amici di San Colombano, ha accompagnato i  pellegrini con un breve commento durante la visita in Duomo. Dopo uno sguardo veloce al centro storico, all’Abbazia, e al Convento di S. Francesco, i camminatori hanno voluto rivedere il Trebbia con le sue acque limpide e le piccole cascate sotto il Ponte Gobbo.
Il CAI di Parma si propone per il prossimo anno la tappa Groppallo-Bardi.

In questi giorni l’Associazione “I Pellegrini della Francigena”, sorta nell’anno 2000 ad Altopascio (Lucca),  ha comunicato di aver programmato per i prossimi  2012 e 2013  un pellegrinaggio che, partendo dalla Sagra di San Michele dell’Abbazia di Novalesa (in val di Susa) toccherà Torino (Sacra Sindone), Bobbio (San Colombano), Pontremoli, Barga per finire a Lucca (Volto Santo).
L’impresa, che i pellegrini, come in passato, compiono in un gruppo di 50 persone è particolarmente importante perché dimostra l’importanza che la Via degli Abati, o “francigena di montagna”, come viene ora talvolta chiamato questo itinerario, si è imposta all’attenzione di alcune grandi associazioni, le quali intendono provare, nell’ambito dei percorsi nazionali lunghi, “il passaggio degli Appennini attraverso la via di Bobbio”.
I  “Pellegrini della Francigena”, di Altopascio, nell’arco di 12 anni, con un minimo ogni volta di 50 persone, hanno percorso a piedi l’intera Via Francigena da Canterbury fino alla Terrasanta.Un loro gruppo ristretto sarà nelle diverse zone nella prima metà di novembre, per effettuare una ricognizione dei luoghi e predisporre una opportuna logistica per il prossimo anno.

Nel 2011 sono oltre una decina le comitive di pellegrini ed escursionisti che hanno percorso la Via degli Abati. Se a questi si aggiungono i 370 atleti della maratona di maggio (The abbots way) con le 600 persone al seguito, oltre agli spettatori lungo tutto il percorso dei 125 chilometri, diventano evidentei l’importanza e le ricadute, anche economiche, che un antico itinerario, una volta ripristinato e messo in sicurezza, può avere per il territorio.


Giovanni Magistretti - Piacenza/Bobbio