CAMMINO JACOPEO DI ANAUNIA*

 

Salendo la valle dell’Adige, poco dopo Trento, si apre sulla sinistra un’ampia vallata: la valle di Non. La sua posizione strategica derivante dalla possibilità di collegamenti rapidi con la valle dell’Adige, la Val Venosta, il Lago di Garda e la Valle del Chiese ne ha favorito l’insediamento umano fin da tempi antichissimi. Qui è sorta la civiltà “Fritzen/Sanzeno” e sono nati numerosi villaggi celtici. I romani vi fondarono floride colonie e l’epoca medioevale l’ha arricchita di numerosi castelli e santuari. La Val di Non  è dunque ricca di storia e tradizioni, di strade e sentieri percorsi da commercianti, eserciti e pellegrini per raggiungere i ricchi mercati o le frontiere dell’impero o, con devozione, luoghi sacri ad invocare grazia e perdono. Alcuni luoghi sacri erano meta di pellegrinaggio per chiedere al Signore la pioggia per i campi nei periodi di siccità (da Lauregno a Bresimo); altri erano posti di accoglienza per i pellegrini in transito (il Castello “La Santa” di Cunevo gestito dall’Ordine Teutonico  - anno 1264 - o la Chiesetta di S. Bartolomeo di Romeno con annesso ospizio per i viandanti); altri ancora luoghi di eremitaggio (colle di S. Emerenziana alle porte della Val di Tovel a Tuenno e Santuario di San Romedio).
La valle è inoltre particolarmente ricca di castelli, di case nobiliari ed in genere di siti di particolare interesse storico/archeologico.

Il “Cammino Jacopeo d’Ananunia” vuole offrire la possibilità di conoscere questo grande patrimonio collegando i diversi luoghi con un percorso a piedi da farsi, zaino in spalle, in stile “pellegrino”.
Testimonianza di importante itinerario montano che conduceva sulla “via italiana” di Compostela è senz’altro la chiesa cimiteriale di Sant’Antonio abate di Romeno: è del XV^ secolo infatti il ciclo frescato che campeggia nel timpano del prospetto maggiore e che fa riferimento alla leggenda dell’impiccato (miracolo di Santo Domingo de la Calzada, in Spagna).
La più convincente prova del cammino anaune di Compostela, della diffusione del culto di San Giacomo e dei racconti annessi, è fissata negli affreschi murali di Fondo, nell’alta Valle di Non: di vari dipinti, uno è molto ben conservato ed è stato lodevolmente restaurato. E’ datato 1488, ritrae il santo con il bordone, la conchiglia sul berretto, una seconda nella mano destra che sfiora in segno di compiacimento augurale il capo di anonimo committente. Costui indossa la pellegrina, impugna il bordone, porta la bisaccia, tiene la corona del rosario nelle mani giunte, il suo cappello è fregiato da quattro conchiglie. Si narra di una terribile pestilenza che uccise tutti gli abitanti di Fondo (una grave epidemia si abbattè, infatti, in Val di Non nel 1482) tranne otto famiglie. Allora costoro fecero voto di inviare un loro rappresentante a Compostela e, al ritorno, di fare dipingere il santo sui muri esterni delle loro case in segno plausibile di ex-voto.

Per info sul percorso visitare il sito www.santiagoanaunia.it